Laurearsi dopo i 28 anni è da sfigati
Il viceministro del Welfare Michel Martone è finito nella bufera per una frase poco felice che ha fatto andare sulle furie gli studenti.
“Se a 28 anni non sei ancora laureato – dice Martone partecipando a un incontro sull’apprendistato – sei uno sfigato. Bisogna dare messaggi chiari ai giovani”.
Dure le reazioni dei movimenti giovanili, i quali hanno voluto ricordare a Martone che non tutti i fuori corso sono figli di papà, che molti lavorano per mantenersi, che le borse di studio sono insufficienti, e tutti gli altri problemi legati alla formazione accademica italiana.
A non essere d’accordo con le parole di Martone sono anche altri politici. “È uno snob superficiale – dice Davide Cavallotto – , non si possono confondere i figli di papà con chi è in condizioni svantaggiate. Se il viceministro desidera, posso presentargli tanti giovani che non sono stati fortunati come lui”.
“E’ fuori luogo – afferma Antonio Borghesi – che un ministro della Repubblica si erga a giudice di chi tarda a conseguire la laurea, perchè magari ha un posto di lavoro da conservare gelosamente, vista la situazione nera nel nostro paese. Il ministro del lavoro anzichè gettare sentenze offensive su chi ancora studia, farebbe meglio a parlare dei modi in cui intende affrontare la disoccupazione”.
“Sfigato – dice Claudio Riccio, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – è chi non percepisce una borsa di studio pur avendo diritto a riceverla; chi deve fare lavori precari, o spesso a nero, per pagarsi gli studi. E’ vergognoso che il componente più giovane del governo Monti sia anche colui che più offende la nostra dignità, di giovani, di studenti”.
Successivamente è stato Martone stesso a fare un po’ di retromarcia affermando “Non ho avuto la sobrietà necessaria. Non mi riferivo certo a quei ragazzi che per necessità, per motivi di famiglia e di salute, o perchè devono lavorare, sono costretti a laurearsi fuori corso. Pensavo piuttosto a quegli studenti che vivono a casa e finiscono comodamente dopo i 28 anni. Continuo a ritenere che dieci anni per conseguire una laurea quinquennale sono troppi, soprattutto per un Paese nel quale il terzo debito pubblico del mondo si sta mangiando il futuro di intere generazioni”.


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