Il giorno della memoria. Il ricordo in quello che fu il lager più grande d’Italia

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria della Shoah perché nel 1945, in quella data, furono abbattuti i cancelli di Auschwitz. Anche quest’anno sono numerose in tutta Italia le iniziative che ci aiutano a non dimenticare: dibattiti, concerti e spettacoli.
E come ogni anno, in Calabria si rinnova l’appuntamento del Memoria-Meeting, organizzato dai volontari della Fondazione “Ferramonti”, la tradizionale rassegna culturale dedicata ai temi forti della storia e della memoria del Novecento, che giunge quest’anno alla sua XXIV edizione. Un modo diverso di onorare la ricorrenza del Giorno della Memoria, un laboratorio culturale che si sviluppa, di anno in anno, in sinergia con le istituzioni scolastiche e le realtà culturali che operano sul territorio.
Proprio in Calabria, a Ferramonti di Tarsia (nel cosentino) fu allestito il maggiore campo di concentramento d’Italia. Costituito da 92 baracche su un territorio di circa 160.000 m.q. circondato da un recinto di filo spinato, sorvegliato dall’ esterno lungo il suo perimetro dalla Milizia Fascista. Il Campo sorgeva nella Valle del Fiume Crati, in una zona malsana e paludosa, dove erano in corso lavori di bonifica. La costruzione, del Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, ha avuto inizio nel maggio 1940. 3682 ebrei stranieri e 141 ebrei italiani passarono di lì. Nel primo mese, un centinaio di ebrei (solo uomini) giunsero a Ferramonti dal centro-nord Italia. L’anno seguente, affluirono moltissimi slavi dalla Jugoslavia occupata e nuclei di cinesi scappati da Polonia e Germania. Nessun internato fu mai deportato in Germania, né subì una morte violenta. Soltanto nell’estate del 1943, quattro internati caddero vittima di un mitragliamento effettuato da un caccia alleato.
Gli internati strinsero, rapporti di amicizia e di solidarietà con gli abitanti di Tarsia e delle zone limitrofe. Infatti ai professionisti e ai medici che si trovavano nel campo di concentramento, fu data l’autorizzazione per prestare soccorso, in molti casi, ad abitanti di Tarsia e paesi vicini. A questi ultimi, invece, fu concessa la vendita di prodotti agricoli dentro il campo.
Oggi, dopo la deposizione della corona al monumento degli ex internati, si terranno delle riflessioni sulla giornata che vedrà impegnati il sindaco di Tarsia Antonio Scaglione, il presidente Panebianco, il presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio. Seguirà la consegna delle Medaglie d’Onore ai cittadini italiani e/o familiari deportati nei Lager nazisti residenti in provincia di Cosenza da parte del Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro. In conclusione vi saranno le testimonianze di Dina Friedman Semadar, Edith Fischof Gilboa, internata di Ferramonti nel 1941, Rachel Porcilan e Joseph Wesel. Nel pomeriggio, alle 18, un consiglio comunale straordinario conferirà la cittadinanza onoraria a queste persone.

In questi giorni, dedicati alla memoria dello Shoah è arrivata anche la notizia che il più grande campo di concentramento allestito in Italia, quello di Ferramonti di Tarsia, diventerà un film. Lo ha annunciato la Cabiria Film del regista e produttore Giacomo Franciosa. Il film si intitolerà: “Ferramonti il campo nella palude”.
Il film racconterà la storia del campo di concentramento, dove vissero tra il 1940 e il 1943, più di tremila persone, che nonostante la difficile vita del lager e malgrado l’estrema povertà del tempo e della stessa zona, ci trovarono quello che fu definito dal “Jerusalem Post“ un “paradiso inaspettato“, grazie all’aiuto della gente del posto e dei rapporti di fratellanza che avevano instaurato con essi.

27 gennaio 2012 alle 14:54
“Non credo ci sia nella storia dell’uomo il caso di un campo di concentramento che viene ricordato dalle stesse «vittime» per cui venne costruito come un «paradiso inaspettato». Tale però fu l’incredibile sorte di Ferramonti. Sempre nello stesso articolo viene citata una definizione di uno storico di Cambridge, il professor Jonathan Steinberg, che identificò nel campo di Ferramonti «il più grande kibbutz del continente europeo». Se queste definizioni non provenissero da una fonte ebraica e non fossero supportate da una realtà storica inconfutabile, chiunque avrebbe imbarazzo nel citarle per paura di essere scambiato per un ignobile revisionista, negatore della Shoah. Eppure un campo di concentramento posto nel sud agricolo e rurale dell’Italia del 1940 fu per molti ebrei e stranieri una fonte di vita e di salvezza. Se da una prospettiva ebraica Ferramonti, nella sua organizzazione sociale, poteva essere assimilato a un kibbutz, dal punto di vista della storia della democrazia in Italia, la presenza nel campo di un «parlamento» eletto dagli internati fa di Ferramonti un raro caso nell’Italia di quegli anni di un’organizzazione sociale democratica «parlamentare»”.
Dal libro: Ferramonti di Tarsia – di Mario Rende