I circa 5 milioni di euro raccolta grazie agli sms dopo il terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009, sono fermi nelle casse degli istituti di credito.
Come riporta il sito de IL Fatto Quotidiano, all’indomani del terremoto si era già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggi non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti.
Cosa che però non è mai stata specificata nell’appello agli italiani di mandare sms per aiutare l’Abruzzo.
I soldi che sono stati raccolti con i messaggi mandati tramite i cellulari, sarebbero andati in prestito ai terremotati che ne avrebbero fatto richiesta. Solo che questi prestiti sono stati gestiti come tutti gli altri e l’ente bancario voleva garanzie di solvibilità che la gente, che aveva perso casa e lavoro nel terremoto, non poteva dare.
“Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente della Etimos Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”.










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